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Published on aprile 26th, 2017 | by Caterina Stabile

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Le larve mangiano la plastica: studio scientifico

larveDa un’osservazione del tutto casuale è stata aperta la strada alla ricerca che potrebbe avviare il riciclaggio dei rifiuti in maniera ecosostenibile avvalendosi delle larve, usando un sistema di smaltimento naturale capace di combattere l’inquinamento. I sacchetti di plastica usati ogni anno hanno tra le loro caratteristiche peculiari la loro stessa resistenza, per questo motivo è difficile da smaltire nell’ambiente anche perché durante la sua decomposizione si riduce in tanti brandelli e si propaga nell’ecosistema in maniera invasiva e diffusa. La scoperta è stata fatta da una scienziata italiana Federica Bertocchini, dell’Istituto di Biomedicina e Biotecnologia di Cantabria, in Spagna, la quale ha notato che le larve sono in grado di nutrirsi dei sacchetti di plastica riducendo significativamente i tempi lunghi previsti per il processo di decomposizione. La scienziata ha osservato l’attività fagocitaria delle larve della cera delle api pulendo un alveare: dopo aver depositato le larve all’interno di un sacchetto di plastica ha notato che dopo poco tempo questi parassiti avevano iniziato a bucare il sacchetto. In seguito la scienziata ha testato il comportamento delle larve raccogliendo 100 esemplari in un sacchetto di plastica, comunemente usato per buttare i rifiuti oppure come bag della spesa, a distanza di 40 minuti sono emersi i primi buchi sulla superficie del sacchetto e dopo 12 ore le larve avevano consumato circa 92 milligrammi di plastica.

La cera è un polimero, ossia una specie di plastica naturale in quanto possiedie una struttura simile al polietilene, un materiale che viene usato comunemente per realizzare imballaggi ossia prodotti di plastica che finiscono nelle discariche, ciò ha posto l’attenzione sul fatto che la decomposizione della cera d’api e della plastica da parte delle larve si verifica attraverso un processo chimico analogo. Lo studio che ha portato a tale scoperta è stato reso noto attraverso la pubblicazione specializzata Current Biology, riportata da Jornal de Noticias, e ha rivelato che se un solo enzima è arteficie del processo chimico di smaltimento naturale della plastica, allora può essere favorita la sua riproduzione in grande scala sevendosi di specifici metodi biotecnologici.

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