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Gli effetti della stimolazione magnetica transcranica sulla memoria | Anno Polare Notizie dell'ultim'ora



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Come funziona

Published on aprile 19th, 2019 | by Caterina Stabile

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Gli effetti della stimolazione magnetica transcranica sulla memoria

I ricercatori della Northwestern Medicine hanno condotto uno studio che ha messo al centro gli effetti positivi della stimolazione magnetica transcranica (TMS) sulla memoria; i risultati ottenuti dal gruppo di studiosi nel corso delle loro sperimentazioni sono stati pubblicati in seguito sulla rivista Neurology. Attraverso la stimolazione dell’ippocampo con impulsi elettromagnetici è possibile migliorare la memoria degli anziani, in quanto questa regione del cervello va incontro ad un processo di atrofizzazione con l’avanzare degli anni, causando una perdita della memoria. L’ippocampo, situato nella regione interna del lobo temporale, raccoglie la memoria ed i ricordi, più precisamente è la sede dove avviene la formazione delle memorie esplicite (dichiarativa e semantica), ma anche dove si verifica la trasformazione della memoria a breve termine in memoria a lungo termine e nella navigazione spaziale. La ricerca guidata da Joel Voss, professore associato alla Northwestern University Feinberg School of Medicine, ha dato prova che la memoria delle persone anziane risultava potenziata significativamente dopo il trattamento elettromagnetico garantendo delle prestazioni paragonabili a quelle del gruppo di giovani sottoposti ad indagine. Per maggiori informazioni si rimanda alla lettura di https://www.agi.it/salute/memoria_stimolazione_magnetica-5354021/news/2019-04-18/.

Lo studio ha dimostrato quindi la potenziale efficacia della stimolazione magnetica transcranica (TMS), una tecnica non invasiva di stimolazione elettromagnetica del tessuto cerebrale che tra le sue diverse applicazioni trova una grande valenza clinica oltre ad essere usata nel campo della ricerca scientifica che riguarda le neuroscienze. La stimolazione magnetica transcranica è stata usata per attivare una reazione da parte dell’ippocampo, la regione del cervello che risente del processo di invecchiamento provocando la perdita della memoria tipica dei pazienti colpiti da Alzheimer. Lo studio sulla stimolazione indiretta su questa area del cervello ha aperto la strada a nuovi scenari di ricerca che hanno come obiettivo quello di condurre esperimenti su pazienti colpiti da un lieve deficit cognitivo, nella fase iniziale della malattia di Alzheimer.


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